Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia, con circa 230.000 decessi annui (fonte: ISTAT 2023). Eppure, studi epidemiologici longitudinali — fra cui il Framingham Heart Study e i dati SCORE2 dell'European Society of Cardiology — dimostrano che il rischio cardiovascolare è in larga misura modificabile attraverso l'identificazione e il controllo dei fattori di rischio. Questa guida descrive i controlli raccomandati e i parametri da monitorare.
Il concetto di rischio cardiovascolare globale
Il rischio cardiovascolare non è la somma di singoli fattori: è il risultato della loro interazione nel tempo. Le linee guida ESC 2021 raccomandano la valutazione con il modello SCORE2 (pazienti 40-69 anni) o SCORE2-OP (≥70 anni), che integra età, sesso, abitudine al fumo, pressione arteriosa sistolica e colesterolo non-HDL. Un paziente con tre fattori di rischio nella norma bassa può avere un rischio globale superiore a uno con un singolo fattore elevato.
Pressione arteriosa: soglie e frequenza di misurazione
L'ipertensione arteriosa (≥140/90 mmHg in ambulatorio) è il principale fattore di rischio cardiovascolare modificabile a livello globale. Tuttavia, il 30-40% degli ipertesi non è diagnosticato perché i sintomi mancano o sono aspecifici. Le linee guida ESC/ESH raccomandano misurazione della PA almeno ogni 3 anni negli adulti normotesi, ogni anno in chi ha PA ottimale-normale alta (120-139/80-89 mmHg), e monitoraggio continuo in chi è in trattamento. La misurazione domiciliare con sfigmomanometro validato è uno strumento complementare di valore clinico.
Profilo lipidico: oltre il colesterolo totale
Il colesterolo totale è un indicatore insufficiente. Il profilo lipidico completo comprende LDL (il principale target terapeutico), HDL, trigliceridi e — sempre più rilevante — lipoproteina(a), che è geneticamente determinata e non risponde alla dieta. Le linee guida ESC 2021 hanno abbassato i target di LDL per i pazienti ad alto e altissimo rischio a <55 mg/dL, una soglia che molti pazienti non raggiungono spontaneamente. Il primo dosaggio è raccomandato tra i 20 e i 40 anni; nei soggetti con familiari di primo grado con eventi cardiovascolari precoci, anche prima.
Glicemia e HbA1c: il diabete silente
Il diabete di tipo 2 è spesso asintomatico per anni. Durante questo periodo, il danno vascolare progredisce. La glicemia a digiuno dovrebbe essere verificata ogni 3 anni in adulti con peso normale, ogni anno in soggetti in sovrappeso o con familiarità per diabete. L'HbA1c (emoglobina glicata) riflette il controllo glicemico medio degli ultimi 3 mesi ed è utilizzata sia per la diagnosi che per il monitoraggio. Una HbA1c tra 5,7% e 6,4% identifica la prediabete, condizione reversibile con modifiche dello stile di vita.
ECG a riposo: quando e perché
L'elettrocardiogramma a riposo non è un esame di screening universale nella popolazione sana, ma è indicato come baseline a partire dai 40 anni (linee guida SNLG), in presenza di palpitazioni, sincope o dispnea, e prima di iniziare un'attività sportiva intensa o un trattamento farmacologico cardioattivo. L'ECG identifica aritmie, blocchi di branca, segni di ipertrofia ventricolare e alterazioni del tratto ST che non producono sintomi nelle fasi iniziali.
Visita cardiologica: chi ne ha bisogno e quando
La visita cardiologica specialistica — con anamnesi, esame obiettivo, ECG e valutazione del profilo di rischio — è raccomandata in presenza di almeno uno dei seguenti: storia familiare di cardiopatia ischemica precoce (uomini <55 anni, donne <65 anni), ipertensione non controllata, dislipidemia significativa, diabete diagnosticato, aritmia documentata, o sintomi cardiaci non ancora valutati. La periodicità del follow-up dipende dal rischio stratificato.
In sintesi
La prevenzione cardiovascolare non richiede una diagnosi per essere avviata: richiede una valutazione. Conoscere il proprio profilo di rischio permette di intervenire quando le opzioni terapeutiche sono più ampie e meno invasive.
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